Bruxelles premia il dissidente cubano Fariñas
Nel 2009 il premio Sakharov è andato alla benemerita ong russa Memorial, che tiene la conta delle vittime del Gulag e delle violazioni dei diritti umani nell’ex Unione Sovietica. Quest’anno il prestigioso riconoscimento finanziato dall’Europarlamento potrebbe andare a Breaking the Silence, l’agguerrita ong israeliana che conduce una spericolata battaglia di delegittimazione delle politiche di sicurezza dello stato ebraico.
17 AGO 20

Il premio Sakharov, massimo riconoscimento per la libertà di pensiero, è stato assegnato questa mattina dal Parlamento europeo al dissidente cubano Guillermo Fariñas.
Nel 2009 il premio Sakharov è andato alla benemerita ong russa Memorial, che tiene la conta delle vittime del Gulag e delle violazioni dei diritti umani nell’ex Unione Sovietica. Quest’anno il prestigioso riconoscimento finanziato dall’Europarlamento potrebbe andare a Breaking the Silence, l’agguerrita ong israeliana che conduce una spericolata battaglia di delegittimazione delle politiche di sicurezza dello stato ebraico. Il premio Sakharov porta il nome di un grande fisico russo che si fece vent’anni di confino a Gorkij, mentre i pacifisti israeliani al massimo rischiano di arrivare in ritardo al caffè di Tel Aviv.
Nel 2010 la scelta moralmente e politicamente più significativa sarebbe assegnare il premio a Guillermo Fariñas. C’erano anche altri ottimi candidati, come l’oppositore siriano Haytham al Maleh, che Damasco ha condannato a tre anni di carcere. Oppure il prete cattolico Nguyen Van Ly, che ha scontato vent’anni di galera sotto il regime nordvietnamita. Ma il 2010 è stato l’anno in cui all’Avana si è tornati a morire in nome dei diritti umani (è stato il caso dell’operaio Orlando Zapata). Fariñas assomiglia a uno spettro con gli occhi fuori dalle orbite. Il regime castrista, con la sua recente coda di aperture e repressioni, lo ha incarcerato per aver invocato “Internet libero” e proposto il “progetto Varela”, proposta di democratizzazione pacifica di Cuba. Se all’Avana i burocrati del regime decideranno di aprire l’isola a un po’ più di libertà, lo si dovrà anche a uomini come Fariñas e al dottor Oscar Biscet. Bruxelles dovrebbe celebrare il pegno pagato dai dissidenti cubani per la causa dei diritti umani.
Nel 2010 la scelta moralmente e politicamente più significativa sarebbe assegnare il premio a Guillermo Fariñas. C’erano anche altri ottimi candidati, come l’oppositore siriano Haytham al Maleh, che Damasco ha condannato a tre anni di carcere. Oppure il prete cattolico Nguyen Van Ly, che ha scontato vent’anni di galera sotto il regime nordvietnamita. Ma il 2010 è stato l’anno in cui all’Avana si è tornati a morire in nome dei diritti umani (è stato il caso dell’operaio Orlando Zapata). Fariñas assomiglia a uno spettro con gli occhi fuori dalle orbite. Il regime castrista, con la sua recente coda di aperture e repressioni, lo ha incarcerato per aver invocato “Internet libero” e proposto il “progetto Varela”, proposta di democratizzazione pacifica di Cuba. Se all’Avana i burocrati del regime decideranno di aprire l’isola a un po’ più di libertà, lo si dovrà anche a uomini come Fariñas e al dottor Oscar Biscet. Bruxelles dovrebbe celebrare il pegno pagato dai dissidenti cubani per la causa dei diritti umani.